Senza un terzo elemento dell’amore che è esteriore ai due coniugi, l’uomo è dapprima compresso e poi soppresso da forze ostili, fin quando non si trovi rinchiuso entro i limiti dell’intelletto, solo, isolato, spaurito, prigioniero di se stesso. Che cosa può soddisfarlo, se non ha rapporti con nulla? Rigettando l’Amore fuori dal proprio ego, l’uomo non può comprendere il sacrificio se non come un’amputazione e un’autodistruzione. Come può un essere coscientemente autodeficiente e impotente dare qualche cosa senza sottrarla da quel vuoto che è in lui? Egli è pronto all’immolazione di sé sotto forma di suicidio, ma non come sacrificio di sé per il bene degli altri. Nulla esiste in lui all’infuori del suo ego, gli altri limitano la sua personalità e ostacolano i suoi desideri, e gli appaiono quindi detestabili. Finché non emerga quel più profondo Amore che è il perfetto compimento della personalità, l’ego non cesserà mai di ribellarsi contro il sacrificio, sia che, per amor di pace, si tratti di compiacere il compagno, sia che si tratti di fondare una famiglia per vedere forza e bellezza prolungarsi fino alla «terza o quarta generazione».

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