Il figlio è anche l’indice e la promessa della libertà umana, perché è un nuovo atto d’indipendenza aggiunto al mondo. Il moltiplicarsi delle introversioni coniugali mediante la prevenzione dei germogli sull’albero della vita procede di pari passo con l’estendersi del totalitarismo e col soffocamento della libertà individuale. Le camere a gas di Dachau non sono state che uno dei mezzi scientifici escogitati dall’uomo moderno per smorzare le candele della libertà. Ma ci sono anche altri mezzi, tutti instaurati «a profitto» dell’umanità. Erode disse : «Andate e fate diligente ricerca del fanciullo e quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo». (Mt 2, 8.) Ma il dono ch’egli recava era la spada per insanguinare il biancore della libertà nascente.
Oggigiorno le frontiere della libertà non si trovano né sul fronte politico né su quello economico, ma in seno alla famiglia. Non già quelli che cianciano di libertà, ma quelli che mediante le nascite creano nuove aree di libertà, sono i veri sostenitori della democrazia. I figli si concepiscono a dispetto degli esatti calcoli umani. Non è possibile determinarne il sesso, né il preciso momento della nascita. C’è nel loro avvento un che di poeticamente indeterminato, un che di libero. Come l’amore da cui procedono, nel momento della creazione essi sono altrettanto liberi quanto un poema. Tutte le altre cose sono forme di schiavitù, paragonate a questo nuovo atto di libertà e alla promessa di un mondo migliore. Ed è veramente strano che coloro che sono disposti ad eludere le responsabilità della vita difendano il loro egoismo motivandolo col fatto che vogliono sentirsi « liberi». Se la libertà fosse egoismo, la loro tesi sarebbe giustificata ma la libertà appartiene a quei pionieri che introducono in un mondo stanco e invecchiato nuove possibilità di scelta, nuove decisioni e rivoluzioni. Qui sta la novità nel suo senso migliore: per virtù dei fanciulli tutti i patti con la morte sono abrogati.

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