Non appena le ghiandole cessano di reagire con il loro originario vigore, i coniugi che hanno identificato l’emotività con l’amore asseriscono di non essere più innamorati l’uno dell’altro. In tal caso, essi non hanno mai veramente amato l’altra persona: hanno amato soltanto di essere amati, il che rappresenta la forma piú alta di egoismo. Il matrimonio fondato esclusivamente sulla passione sessuale dura unicamente quanto la passione animale. Entro un paio d’anni l’attrazione animale verso l’altra persona può morire, e quando ciò avviene, la legge corre in suo soccorso giustificando il divorzio con termini privi di senso come a incompatibilità o a “crudeltà mentale”.  Gli animali non ricorrono mai ai tribunali, perché non hanno la volontà di amare; ma l’uomo, essendo provvisto di ragione, sente il bisogno, quando ha torto, di giustificare l’irrazionalità della sua condotta.

Dio comunica il suo Potere di creatività alle sue creature, il che non significa che la gente si sposi allo scopo di avere figli, ma, che ha figli perché si ama veramente. Meno l’elemento trino penetra in tale amore, minore è il desiderio di aver figli. In un mondo egoista c’è infatti qualcosa come un «figlio non desiderato» o «un figlio nato per sbaglio».
Nella storia del Cristianesimo la prima diretta limitazione umana della vita infantile si ebbe da parte di un «controllore delle nascite» che si chiamava Erode, e la cosa avvenne nel villaggio di Betlemme. In quel caso la distruzione delle vite neonate era al tempo stesso un affronto alla Divinità nella persona di Dio fatto uomo, ossia di Nostro Signore Gesù Cristo. Nessuno infierisce contro le nascite senza infierire anche contro Dio, giacché ogni nascita umana è il riflesso terreno dell’eterna generazione del Figlio.

Il figlio è anche l’indice e la promessa della libertà umana, perché è un nuovo atto d’indipendenza aggiunto al mondo. Il moltiplicarsi delle introversioni coniugali mediante la prevenzione dei germogli sull’albero della vita procede di pari passo con l’estendersi del totalitarismo e col soffocamento della libertà individuale. Le camere a gas di Dachau non sono state che uno dei mezzi scientifici escogitati dall’uomo moderno per smorzare le candele della libertà. Ma ci sono anche altri mezzi, tutti instaurati «a profitto» dell’umanità. Erode disse : «Andate e fate diligente ricerca del fanciullo e quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo». (Mt 2, 8.) Ma il dono ch’egli recava era la spada per insanguinare il biancore della libertà nascente.
Oggigiorno le frontiere della libertà non si trovano né sul fronte politico né su quello economico, ma in seno alla famiglia. Non già quelli che cianciano di libertà, ma quelli che mediante le nascite creano nuove aree di libertà, sono i veri sostenitori della democrazia. I figli si concepiscono a dispetto degli esatti calcoli umani. Non è possibile determinarne il sesso, né il preciso momento della nascita. C’è nel loro avvento un che di poeticamente indeterminato, un che di libero. Come l’amore da cui procedono, nel momento della creazione essi sono altrettanto liberi quanto un poema. Tutte le altre cose sono forme di schiavitù, paragonate a questo nuovo atto di libertà e alla promessa di un mondo migliore. Ed è veramente strano che coloro che sono disposti ad eludere le responsabilità della vita difendano il loro egoismo motivandolo col fatto che vogliono sentirsi « liberi». Se la libertà fosse egoismo, la loro tesi sarebbe giustificata ma la libertà appartiene a quei pionieri che introducono in un mondo stanco e invecchiato nuove possibilità di scelta, nuove decisioni e rivoluzioni. Qui sta la novità nel suo senso migliore: per virtù dei fanciulli tutti i patti con la morte sono abrogati.

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Senza un terzo elemento dell’amore che è esteriore ai due coniugi, l’uomo è dapprima compresso e poi soppresso da forze ostili, fin quando non si trovi rinchiuso entro i limiti dell’intelletto, solo, isolato, spaurito, prigioniero di se stesso. Che cosa può soddisfarlo, se non ha rapporti con nulla? Rigettando l’Amore fuori dal proprio ego, l’uomo non può comprendere il sacrificio se non come un’amputazione e un’autodistruzione. Come può un essere coscientemente autodeficiente e impotente dare qualche cosa senza sottrarla da quel vuoto che è in lui? Egli è pronto all’immolazione di sé sotto forma di suicidio, ma non come sacrificio di sé per il bene degli altri. Nulla esiste in lui all’infuori del suo ego, gli altri limitano la sua personalità e ostacolano i suoi desideri, e gli appaiono quindi detestabili. Finché non emerga quel più profondo Amore che è il perfetto compimento della personalità, l’ego non cesserà mai di ribellarsi contro il sacrificio, sia che, per amor di pace, si tratti di compiacere il compagno, sia che si tratti di fondare una famiglia per vedere forza e bellezza prolungarsi fino alla «terza o quarta generazione».

La purezza non comincia nel corpo, ma nel volere. Di qui essa si riversa all’esterno, purificando i pensieri, l’immaginazione, e infine il corpo stesso. La purezza del corpo è infatti un’eco, una ripercussione della volontà: la vita è impura soltanto quando la volontà è impura.